L’ascolto del paziente attraverso la medicina narrativa digitale

Centralità della persona” è il tema ricorrente in campo sanitario. La persona paziente, diventa parte attiva nel processo decisionale, e gioca il proprio ruolo, non solo come presa di coscienza, acquisizione di conoscenza e consapevolezza sulla malattia, ma anche come promotore di parametri di valutazione propri sul suo stato di salute e sugli obiettivi di cura: i Patient-Reported Outcome (PRO). I PRO, che già sono stati introdotti nella metodologia di ricerca, risultano avere pari, se non talora superiore valore, rispetto ai parametri standard identificati dai clinici, nel condizionare il risultato delle cure in termini di beneficio clinico. La “voce” e le indicazioni del paziente sono pertanto fondamentali e l’”ascolto” competente ed empatico del curante, diventa un requisito fondamentale per l’applicazione di una medicina personalizzata ed appropriata.

 

La medicina narrativa, nell’applicazione pratica, si conferma essere uno strumento insostituibile e, oserei dire, imprescindibile per essere al passo con i tempi, come fu all’epoca per l’Evidence Based Medicine (EBM). L’applicazione nella pratica clinica oncologica è fattibile e utile, come confermano gli studi condotti utilizzando il diario digitale narrativo (DNM) in pazienti in trattamento chemioterapico e radioterapico presso l’IRCCS Istituto Nazionale Tumori “Regina Elena” di Roma. La valutazione della metodologia su più ampia scala e la successiva introduzione nella routine, richiede il superamento di alcuni limiti culturali, metodologici e organizzativi, per superare i quali è necessario creare alleanze e coinvolgimenti a più livelli.

 

Dal dibattito avuto in occasione del convegno “La pratica dell’oncologo dal primo colloquio alla gestione delle tossicità, passando per le scelte terapeutiche” che si è tenuto a Roma lo scorso 25 ottobre, è scaturita la necessità degli operatori sanitari di confrontarsi su queste tematiche emergenti, che vengono toccate con mano quotidianamente nella pratica clinica, e che richiedono una profonda presa d’atto da parte degli operatori della salute sul modo di vivere la propria professione. Il “riappropriarsi” del tempo e dello spazio del dialogo con il paziente, basato sulla fiducia e sulla condivisione in una relazione alla pari, sembra non solo essere una necessità diffusa ma anche l’unico modo di erogare prestazioni appropriate, evitando sprechi, per una medicina equa e saggia.

Maria Cecilia Cercato