OMNI e la formazione

La Consensus Conference promossa dall’Istituto Superiore di Sanità nel 2014 ha sancito chiaramente che la Medicina Narrativa è un metodo di intervento clinico-assistenziale, una pratica per meglio curare le persone con malattia. In questa ottica la narrazione costituisce lo strumento fondamentale per acquisire, comprendere e integrare i diversi punti di vista di quanti intervengono nella malattia e nel processo di cura. Le linee di indirizzo elaborate dalla Consensus sono chiare circa la necessità di una formazione adeguata, infatti affermano nelle raccomandazioni: “Si raccomanda di introdurre la competenza narrativa in tutti i suoi aspetti e ambiti di applicazione nei percorsi formativi accademici e di sanità pubblica degli operatori sanitari e socio-sanitari. Si raccomanda la progettazione di percorsi multidisciplinari e interprofessionali con uso di metodi attivi e strumenti come: – raccolte di storie di pazienti, familiari e operatori sanitari; – scrittura riflessiva; – letteratura, cinema e altre arti espressive; – web 2.0. La medicina narrativa deve diventare parte integrante della formazione e dell’aggiornamento, in modo che gli operatori socio-sanitari dispongano di adeguati strumenti di supporto ai trattamenti farmacologici, chirurgici e fisici”

Il perché si raccomandano percorsi formativi è per il motivo che la Medicina Narrativa è un metodo e quindi si richiedono specifiche competenze per poterlo adottare ed applicare, competenze che non attengono a generiche ed aspecifiche disponibilità personali, ma che possono e anzi,  devono essere acquisite attraverso percorsi formativi strutturati.

Siamo nel campo delle non technical skills, di quelle abilità cioè, non strumentali, non specificatamente tecniche, ma che si riferiscono alla capacità di attenzione, di ascolto, di riflessione di dialogo, di essere curanti, di interpretazione, in ultima istanza di relazione.

In un approccio narrativo, infatti, la centralità è costituita dalla unicità irripetibile della diade paziente/curante, nella loro circolarità dialogica asimmetrica/simmetrica, nel riconoscimento di saperi diversi (ciò che il medico sa, ciò che il paziente prova) ma ambedue necessari nella integrazione dei diversi punti di vista.

E’ quindi necessaria una postura, un approccio, un atteggiamento attentivo e responsivo che non è un portato congenito, un tratto caratteriale dei professionisti della salute, ma un set di competenze acquisite e soprattutto acquisibili, attraverso una formazione longitudinale, esperenziale, basata sulla auto riflessione sistemica.

Quest’ultimo è un aspetto centrale nei laboratori esperenziali di Medicina Narrativa che Omni svolge e che propone, si tratta infatti della basilare capacità di costruire competenze attraverso una sistematica riflessione sull’esperienza vissuta, sulla possibilità di dare senso e significato a ciò che si sta facendo, di trasformare l’implicito in esplicito, il tacito in espresso secondo un approccio fenomenologico-ermeneutico.

La formazione che Omni ritiene appropriata per costruire skills come sopra delineate, è costruita su laboratori per un numero massimo di 25 partecipanti, che inizia con una lezione frontale per una introduzione sulle basi epistemologiche e metodologiche, per proseguire poi con attività di interpretazione di testi, negoziazione delle interpretazioni, discussione sulle stesse, scrittura autobiografica, visione e commento di filmati, simulazione di auto costruzione di interviste semi strutturate e costruzione di progetti di Medicina Narrativa nei servizi di appartenenza.

La durata dei laboratori è di due giornate, cui faranno seguito momenti di follow up e di “manutenzione delle competenze”, convinti che la formazione sia un processo e non un evento.

Questo è naturalmente, il format formativo di base, veloce, sono possibili laboratori su singole tematiche e/o per singole professioni di maggiore durata da progettare insieme ai committenti per una offerta più tailored ed efficace.

L’obiettivo è quello di partecipare alla costruzione di un professionista e di un team riflessivo, con una postura narrativa, dialogica e “complice” nel rapporto con le persone malate.

La nostra esperienza ci insegna che laboratori multi professionali e multidisciplinari che vedano coinvolti i diversi professionisti della salute  sono i più efficaci perché promuovono una cultura narrativa di servizio e non appartenente a singoli operatori, magari più sensibili ed “illuminati”.

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